Bellezza è sensibilità

Amo vagare tra i mercatini dell’usato, mi piace giocare ad indovinare il possessore di un oggetto e mi piace ancor di più reinventare tesori ricollocandoli in posti insoliti, così qualche tempo fa, dietro un comò provenzale, vidi un vecchio e polveroso lampadario, di quelli a gocce con la montatura dorata ed arrugginita, lo trovai davvero brutto… fu strano, perché solitamente amo questo tipo di oggetti, pertanto mi avvicinai, lo presi tra le mani e la mia immaginazione mi portò a pensare che poteva esser appartenuto ad una vecchia nonnina che, sotto quelle tiepide luci, aveva cucinato il pranzo della domenica ai propri nipoti, o aveva massaggiato i piedi stanchi del marito, e non so… quel lampadario non fu più tanto brutto.
Improvvisamente ebbi un gran desiderio di acquistarlo, non credo si trattasse di un disturbo ossessivo compulsivo per lo shopping, credo anzi di aver visto della pura e semplice bellezza in quel pezzo che iniziai a chiamare vintage invece che vecchio.
Intrinsecamente il lampadario aveva lo stesso valore ed il medesimo aspetto di prima, e allora che cosa mutò? Magari il sentimento? Eppure non era appartenuto a mia nonna o ad una mia antenata, non ero emotivamente legata a quell’oggetto. Forse allora si trattò di empatia: è quindi immedesimarsi in un’emozione che ci fa percepire la bellezza. Non è dunque un cielo stellato ad essere bello, ma identificarsi in una figlia che vede in una stella l’angelo del padre; non è dunque una spirale di anelli al collo ad essere bella, ma la soddisfazione di una bambina nel seguire la tradizione della sua tribù; e dunque neanche degli occhi marroni di un uomo sono belli, ma lo è il desiderio di innamorarsene e perdervisi dentro. Non può esserci empatia finché siamo presi da noi stessi, finché occupiamo la nostra mente con lo stereotipo effimero di bellezza che la società ci propina.
Che cosa occorre allora? La risposta è una, ed una soltanto: sensibilità.
Senza sensibilità non possiamo immedesimarci in un’emozione fino a farla propria.
Come possiamo dimenticare il liquido e i rossori che impietosi ricoprono il corpo di un bambino appena nato e vedere in lui la bellezza, senza la sensibilità che richiama in noi il desiderio di maternità o paternità che sia?! E come possiamo percepire la reale bellezza del David di Michelangelo senza la sensibilità che ci spinge ad andare oltre ad un corpo scolpito, e ce ne fa captare la possanza, la virilità, la dolcezza e la culla rinascimentale che lo ha osannato?! Come vedere tutto ciò senza sensibilità?!
La sensibilità è un concetto che supera il classico dibattito tra bellezza interiore ed esteriore, proprio perché ne costituisce il più perfetto connubio.
La vera bellezza non sta nell’oggetto in sé ma nella sensibilità di chi lo contempla.

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3 pensieri su “Bellezza è sensibilità

  1. …adoro i mercati, adoro l’usato!!!
    in effetti le cose raccontano le loro storie, bisogna solo ascoltare!
    Ciao!

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